venerdì, aprile 21, 2006

 
- Non fotografare gli straccioni, i senza lavoro, gli affamati. Non fotografare le prostitute, i mendicanti sui gradini delle chiese, i pensionati sulle panchine solitarie che aspettano la morte come un treno nella notte. Non fotografare i neri umiliati, i giovani, vittime della droga, gli alcolizzati che dormono i loro sogni orribili. La società gli ha già preso tutto, non prendergli anche la fotografia. Non fotografare chi ha le manette ai polsi, quelli messi con le spalle al muro, quelli con le braccia alzate, perché non possono respingerti. Non fotografare il suicida, l'omicida e la sua vittima. Non fotografare l'imputato dietro le sbarre, chi entra o chi esce di prigione, il condannato che va verso il patibolo. Non fotografare il carceriere, il giudice e nessuno che indossi una toga o una divisa. Hanno già sopportato la violenza, non aggiungere la tua. Loro debbono usare la violenza, tu puoi farne a meno. Non fotografare il malato di mente, il paralitico, i gobbi e gli storpi. Lascia in pace chi arranca con le stampelle e chi si ostina a salutare militarmente con l'eroico moncherino. Non ritrarre un uomo solo perché la sua testa è troppo grossa, o troppo piccola, o in qualche modo deforme. Non perseguitare con il flash la ragazza sfigurata dall'incidente, la vecchia mascherata dalle rughe, l'attrice imbruttita dal tempo. Per loro gli specchi sono un incubo, non aggiungervi le tue fotografie. Non fotografare la madre dell'assassino e nemmeno quella della vittima. Non fotografare i figli di chi ha ucciso l'amante e nemmeno gli orfani dell'amante. Non fotografare chi subì ingiuria: la ragazza violentata, il bambino percosso. Le peggiori infamie fotografiche si commettono in nome del "diritto all'informazione". Se è davvero l'umana solidarietà quella che ti conduce a visitare l'ospizio dei vecchi, il manicomio, il carcere, provalo lasciando a casa la macchina fotografica. Come giudicheremo un pittore in costume bohemien seduto con pennelli, tavolozza e cavalletto a fare un bel quadro davanti alla gabbia del condannato all'ergastolo, all'impiccato che dondola, alla puttana che trema di freddo, ad un corpo lacerato che affiora dalle rovine? Perché presumi che il costume da freelance, una borsa di accessori, tre macchine appese al collo, un flash sparato in faccia, possano giustificarti? -

(Foto/gram Sicof 1979)

lunedì, aprile 10, 2006

 

Vergogna!!!

Roma, 9 apr. (Adnkronos/Ign) - ''Il sindaco di Cornuda, in provincia di Treviso, ha fatto togliere i crocifissi da tutti i seggi della cittadina''. La denuncia arriva da Filippo Ascierto, responsabile per la sicurezza di An, che spiega come il sindaco abbia giustificato la sua richiesta alla prefettura richiamandosi alla laicità dello Stato. ''Possiamo capire che lo Stato è laico - dice Ascierto all'Adnkronos - ma non crediamo ci sia nulla di male a esporre il Crocifisso. Semmai sono altre le cose che non dovrebbero essere presenti nei seggi elettorali. Denunceremo questo comportamento alle autorità preposte''.

Un episodio analogo è avvenuto ad Amelia, in provincia di Terni, dove Forza Italia ha presentato una denuncia ai carabinieri contro il presidente del seggio n. 8. ''E' un fatto di una gravità eccezionale'', ha spiegato all'Adnkronos il consigliere regionale azzurro Raffaele Nevi, raccontando di essere stato allertato dai rappresentanti di lista presenti al seggio. ''Abbiamo avvertito il prefetto e il comandante dei carabinieri - ha detto Nevi -. Stanno andando a verificare di persona cosa è accaduto e a far rimettere il Crocifisso al suo posto. Questo signore - racconta - si è presentato al seggio con 'Il Manifesto' sotto braccio, si è autoproclamato di Rifondazione comunista. Poi, d'imperio, ha fatto togliere il Crocifisso dal seggio perché ha detto che avrebbe potuto orientare il voto. Non potevamo rispondere che con una denuncia ai carabinieri''.

Mentre a Senigallia, in provincia di Ancona, è accaduto che un elettore ha ritirato le schede elettorali ma non ha votato dopo che il presidente del seggio si è rifiutato di togliere il Crocifisso dal muro, così come lui aveva chiesto. L'elettore ha voluto che venisse messo a verbale un messaggio in cui spiegava di essere ''impossibilitato a votare per la presenza del simbolo della religione cattolica apostolica romana, detto Crocifisso, nelle sale delle votazioni''. Protagonista della vicenda, questa mattina al seggio elettorale n. 19 delle elementari 'Puccini' di Senigallia, un elettore di Corinaldo, simpatizzante dell'Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti, l'Uaar, un'associazione che chiede, anche nel sito web, a soci e simpatizzanti che trovino simboli religiosi al seggio di far verbalizzare il loro dissenso prima di esprimere il voto.

lunedì, aprile 03, 2006

 

E passando oltre con quello fervore, levò gli occhi e vide alquanti arbori allato alla via, in su' quali era quasi infinita moltitudine d'uccelli. E entrò nel campo e cominciò a predicare alli uccelli ch'erano in terra; e subitamente quelli ch'erano in su gli arbori se ne vennono a lui insieme tutti quanti e stettono fermi, mentre che santo Francesco compiè di predicare (...) Finalmente compiuta la predicazione, santo Francesco fece loro il segno della croce e diè loro licenza di partirsi; e allora tutti quelli uccelli si levarono in aria con maravigliosi canti, e poi secondo la croce c'aveva fatta loro santo Francesco si divisoro in quattro parti (...) e ciascuna schiera n'andava cantando maravigliosi canti. (Anonimo, I fioretti di San Francesco)

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